La focaccia genovese ci piace molto, ma è troppo spesso semplicemente dell'aria unta e salata, senza sostanza. Anche la teglia romana ci piace molto, ma è spesso fatta solo di alveoli contenuti tra due superfici troppo croccanti.
Perché non esiste qualcosa di intermedio, che unisca gli aspetti positivi di queste due eccellenze italiane?
Da tempo cerco di produrre questo ibrido, e ho anche ottenuto dei risultati molto gradevoli, sempre però occasionali e non ripetibili.
Questa volta credo di aver ottenuto un prodotto ben documentato, basato su esperienze solide e quindi ripetibili, che se anche richiederà dei miglioramenti, specialmente nella mia capacità di stendere l'impasto, è sicuramente un ottimo punto fermo da cui posso solo ripartire.
Qui l'intera ricetta fotografata e le idee per possibili miglioramenti.
sabato 30 novembre 2013
mercoledì 20 novembre 2013
La Classe Dirigente che si autoassolve
Quindi il PD non voterà la sfiducia alla Cancellieri, perché per Letta sarebbe equivalso ad un voto di sfiducia al governo, e tutti hanno accettato questa assurda equivalenza. Anche Civati ha ritirato la mozione di sfiducia.
E la Cancellieri dichiara che "si difenderà sino all'ultimo", altro che dimissioni.
Come avevo già detto nel post precedente, ci sono situazioni che non hanno rilevanza penale, o magari la hanno ma non può essere dimostrata, ma che hanno enorme rilevanza politica e dovrebbero portare a delle ovvie conseguenze.
Ogni persona può intrattenere rapporti di amicizia con esponenti del mondo finanziario-imprenditoriale, anche se parte di quella zona grigia che separa la legalità dall'illegalità, e che è spesso illegalità non provata. Ma se hai un ruolo istituzionale, di difesa dello Stato, e "vieni beccata" a telefonare a persone ufficialmente indagate per reati gravi, nei cui riguardi "ti metti a disposizione" per fare qualcosa che potrebbe anche alla fine essere niente, in qualunque paese occidentale ti devi dimettere. E senza nemmeno discutere.
Barbara Spinelli, in un articolo su Repubblica oggi mette proprio in evidenza come la responsabilità politica e l'intransigenza nei suoi riguardi sia stata essenziale in Germania per uscire dallo scandalo che travolse anche Schröder, e lo stesso è valso per il Watergate americano.
In Italia abbiamo invece una classe dirigente che tende ad autoassolversi sempre e comunque, rifiutandosi di lasciare i posti di potere anche dopo la condanna di tre diversi gradi di giudizio.
Poi ci si chiede perché il Paese non sembra in grado di uscire dal baratro politico-economico in cui sta precipitando.
In questa situazione, il populista Grillo, pesantemente sconfitto nelle regionali in Basilicata, non può che ringraziare la Cancellieri, Letta e tutto il PD.
E la Cancellieri dichiara che "si difenderà sino all'ultimo", altro che dimissioni.
Come avevo già detto nel post precedente, ci sono situazioni che non hanno rilevanza penale, o magari la hanno ma non può essere dimostrata, ma che hanno enorme rilevanza politica e dovrebbero portare a delle ovvie conseguenze.
Ogni persona può intrattenere rapporti di amicizia con esponenti del mondo finanziario-imprenditoriale, anche se parte di quella zona grigia che separa la legalità dall'illegalità, e che è spesso illegalità non provata. Ma se hai un ruolo istituzionale, di difesa dello Stato, e "vieni beccata" a telefonare a persone ufficialmente indagate per reati gravi, nei cui riguardi "ti metti a disposizione" per fare qualcosa che potrebbe anche alla fine essere niente, in qualunque paese occidentale ti devi dimettere. E senza nemmeno discutere.
Barbara Spinelli, in un articolo su Repubblica oggi mette proprio in evidenza come la responsabilità politica e l'intransigenza nei suoi riguardi sia stata essenziale in Germania per uscire dallo scandalo che travolse anche Schröder, e lo stesso è valso per il Watergate americano.
In Italia abbiamo invece una classe dirigente che tende ad autoassolversi sempre e comunque, rifiutandosi di lasciare i posti di potere anche dopo la condanna di tre diversi gradi di giudizio.
Poi ci si chiede perché il Paese non sembra in grado di uscire dal baratro politico-economico in cui sta precipitando.
In questa situazione, il populista Grillo, pesantemente sconfitto nelle regionali in Basilicata, non può che ringraziare la Cancellieri, Letta e tutto il PD.
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domenica 17 novembre 2013
Perché la Cancellieri si sarebbe dovuta dimettere
Perché la
Cancellieri si sarebbe dovuta dimettere (secondo me)?
La risposta breve
è perché l’hanno beccata.
La risposta lunga
è lunga, perché in Italia gli aspetti più banali non sono mai tali, e
specialmente nella politica è veramente difficile far diventare la responsabilità
personale un elemento significativo.
Per cercare di
chiarire la risposta lunga, partiamo da un elemento che non è discutibile: la
Cancellieri è amica dei Ligresti, lo è in modo abbastanza stretto, ed esistono
evidenze di passati favori reciproci. Niente di serio e senza significati
penali, ma indicatori di una buona conoscenza reciproca.
E veniamo ad uno
dei punti principali: si possono avere dubbi che la famiglia Ligresti abbia
avuto, nei lunghi anni di successo economico, anche comportamenti legalmente,
ma soprattutto moralmente, discutibili? Due fratelli siciliani arrivati al nord
senza evidenti capacità economiche, con attività inizialmente banali, sono in
pochi anni diventati, entrambi e in modo diverso ma complementare, proprietari
di imperi economici. Il farmacista diventato proprietario di una serie di
cliniche private, tra cui le più prestigiose della Lombardia (io ho subito un
intervento piuttosto complesso in una di queste, e ho potuto conoscerla bene),
ed il fratello che diventa uno degli uomini più facoltosi e potenti d’Italia.
Un poco come Berlusconi che però, non essendo siciliano, l’aggancio con la
Sicilia ha dovuto crearlo per interposta persona.
Così come è
chiaro (tranne che alla magistratura) come ha fatto Berlusconi a “trovare” i
capitali necessari alla sua crescita economica, i sospetti su pratiche analoghe
per i fratelli Ligresti di fatto si sprecano. Sospetti, mai certezze, ma dalle
inchieste che hanno portato alle accuse di questi giorni all’intera famiglia
risulta anche che certe “pratiche gestionali” al limite della correttezza, e
forse solo formalmente corrette, e magari anche no, sono state usate da tempo.
Una persona con
un grosso ruolo istituzionale, come era al tempo la Cancellieri, con le
competenze che sicuramente ha, e con la familiarità che ha dimostrato di avere
con i Ligresti doveva sicuramente essere ben conscia di cosa succedeva e di
come tanta ricchezza era ottenuta. Mi rifiuto di pensare che la Cancellieri
fosse tanto ottusa solo su questo argomento.
D’altra parte le
amicizie potenti, a cui magari chiedere un piccolo, piccolissimo favore quando
necessario, da restituire ovviamente quando possibile, non hanno mai fatto
male, anzi in Italia sono praticamente la condizione necessaria per poter
entrare, e rimanere, in certi ambienti. Il concetto normalmente ritenuto
corretto è che se non si viola apertamente la legge, tutto è permesso.
Anche nelle altre
democrazie occidentali questi rapporti sono all’ordine del giorno, perché un
ceto sociale (non uso la parola “classe” perché non proprio adatta in questa
situazione, ma è come se l’avessi usata) si identifica non solo per il proprio
ruolo economico ma anche per le proprie relazioni sociali. Quella che è
normalmente chiamata “classe dirigente”, anche se non è una vera classe, si
identifica in modo particolare per l’interconnessione di favori, di rapporti di
amicizia, e di intrecci di interesse. Il che non impedisce certo l’esistenza di
guerre feroci e di tradimenti repentini. Però il rapporto familiare con le sue
amicizie dirette normalmente è un elemento particolarmente forte, specialmente
in Italia.
Ma se questi
rapporti esistono anche all’estero, perché ci lamentiamo del caso Cancellieri?
Perché nelle
altre democrazie occidentali questi rapporti esistono, ma alcuni di questi sono
considerati ufficialmente scorretti, come nel caso di una persona con ruoli
politici istituzionali rispetto ad interessi privati che possono configgere con
l’interesse pubblico. In casi del genere, anche se si sa che vecchi rapporti di
amicizia ci possono ancora essere, è ritenuto estremamente scorretto farsi
beccare in un evidente favoritismo. Il politico trovato a fare una cosa del
genere normalmente non aspetta il giudizio formale dei suoi pari, che sarebbe
d’altronde scontatissimo, ma generalmente si dimette prima ancora di essere
messo sotto accusa.
Questa è la
garanzia di un buon funzionamento delle istituzioni anche in presenza di
rapporti personali che indubbiamente ci sono e non possono essere
improvvisamente cancellati: quando una persona è chiamata a compiti
istituzionali al di sopra delle parti, i suoi rapporti di amicizia devono
necessariamente essere abbassati sotto una soglia di osservabilità piuttosto
rigorosa. Se poi ti beccano con anche solo un dito nel vasetto della marmellata,
fai il piacere di ringraziare tutti per la fiducia che ti era stata data e te
ne torni a casa.
Questo era quello
che avrebbe dovuto fare la Cancellieri, se fosse stata persona d’onore,
orgogliosa del proprio ruolo e convinta di averlo meritato per la propria
capacità.
Se invece pensa
che a una come lei è permesso di privilegiare le amicizie rispetto al dovere,
che telefonare a persone inquisite per reati gravi e quindi con altissima
probabilità sottoposti a controllo telefonico, e “mettersi a disposizione” per
aiutare in qualche modo sia un’azione legittima e non invece moralmente
criticabile, anche se senza azioni conseguenti illegali, allora non merita
nemmeno più il diritto di dimettersi, ma va esonerata e basta.
In ogni caso è un
ottimo (anche se brutto) esempio dei problemi che affliggono la nostra incapace
“classe dirigente” e che stanno portando il paese alla rovina.
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mercoledì 6 novembre 2013
La Paura del Saggio
Secondo episodio della saga Le Cronache dell'Assassino del Re, di Patrick Rothfuss. Dopo Il Nome del Vento, primo episodio della saga e suo romanzo d'esordio, Rothfuss si è forse fatto prendere la mano dalla sua facilità di scrittura, dalla sua narrazione evocativa, e ha scritto un volume di 1200 pagine in cui alcuni episodi sono stiracchiati oltre il necessario.
Rimane un romanzo di alto livello ma, in attesa del terzo e conclusivo capitolo, leggermente inferiore al primo.
Una presentazione un poco più dettagliata può essere trovata nei miei Consigli di Lettura mensili.
Rimane un romanzo di alto livello ma, in attesa del terzo e conclusivo capitolo, leggermente inferiore al primo.
Una presentazione un poco più dettagliata può essere trovata nei miei Consigli di Lettura mensili.
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sabato 2 novembre 2013
Vedere gli atomi
Festival della Scienza di Genova, sala del Maggior Consilio completamente piena alle 15 di un giorno festivo per sentire una conferenza scientifica.
E' per me la prima volta che sento Dario Bressanini, amico-web da più di dieci anni ma mai incontrato di persona, parlare di qualcosa di direttamente legato alla sua attività professionale di Ricercatore di Chimica all'Università dell'Insubria. Finora avevo visto suoi filmati di conferenze e trasmissioni televisive in cui parlava dell'altra sua passione: la Chimica in Cucina, argomento su cui ha anche una rubrica fissa sul mensile Le Scienze.
Il tema era come il concetto di atomo, di particella finale indivisibile di ogni elemento naturale, si fosse sviluppato da idea astratta a requisito essenziale per spiegare la realtà sperimentale, anche in assenza di una sua visione diretta.
Attraverso le biografie di diversi personaggi fondamentali per la nascita e lo sviluppo della scienza chimica, Dario è riuscito a tenere interessato un pubblico eterogeneo per più di un'ora. Passando da notizie familiari, ad episodi curiosi sulla loro vita, è riuscito a rendere comprensibili anche gli aspetti scientifici del loro lavoro, dei loro successi e dei loro errori. Errori che inevitabilmente, anche se a volte con un certo ritardo, sono stati riconosciuti come tali dal progresso scientifico. Perché, come ha sottolineato Dario, in ogni momento dello sviluppo della scienza ci sono uno o più scienziati che non credono affatto a quella che è l'opinione generale condivisa da quasi tutti. Hanno una loro idea personale e si oppongono con forza a quella "ufficiale". Inevitabilmente alla fine si dimostra che hanno quasi sempre torto.
Si è trattato di un ottimo esempio di divulgazione scientifica, e fatta da uno scienziato, non da un divulgatore professionista, a dimostrazione che è la capacità personale e la competenza che fa la differenza, non l'etichetta o il Master che uno ha.
La comunicazione, di cui la divulgazione scientifica fa parte, ha acquisito nel nostro tempo un vero e proprio potere, in grado di influenzare il potere politico e quello economico che alla fine guida il tutto. Ma ne è inevitabilmente a sua volta influenzata, e anche pesantemente, per cui nella piccola polemica che è in atto tra "divulgatori professionisti" verso "scienziati professionisti prestati alla divulgazione", di cui forse varrà la pena di parlare con qualche dettaglio, il ruolo che svolge la guerra per il potere, quello vero, non va sottovalutato.
E' per me la prima volta che sento Dario Bressanini, amico-web da più di dieci anni ma mai incontrato di persona, parlare di qualcosa di direttamente legato alla sua attività professionale di Ricercatore di Chimica all'Università dell'Insubria. Finora avevo visto suoi filmati di conferenze e trasmissioni televisive in cui parlava dell'altra sua passione: la Chimica in Cucina, argomento su cui ha anche una rubrica fissa sul mensile Le Scienze.
Il tema era come il concetto di atomo, di particella finale indivisibile di ogni elemento naturale, si fosse sviluppato da idea astratta a requisito essenziale per spiegare la realtà sperimentale, anche in assenza di una sua visione diretta.
Attraverso le biografie di diversi personaggi fondamentali per la nascita e lo sviluppo della scienza chimica, Dario è riuscito a tenere interessato un pubblico eterogeneo per più di un'ora. Passando da notizie familiari, ad episodi curiosi sulla loro vita, è riuscito a rendere comprensibili anche gli aspetti scientifici del loro lavoro, dei loro successi e dei loro errori. Errori che inevitabilmente, anche se a volte con un certo ritardo, sono stati riconosciuti come tali dal progresso scientifico. Perché, come ha sottolineato Dario, in ogni momento dello sviluppo della scienza ci sono uno o più scienziati che non credono affatto a quella che è l'opinione generale condivisa da quasi tutti. Hanno una loro idea personale e si oppongono con forza a quella "ufficiale". Inevitabilmente alla fine si dimostra che hanno quasi sempre torto.
Si è trattato di un ottimo esempio di divulgazione scientifica, e fatta da uno scienziato, non da un divulgatore professionista, a dimostrazione che è la capacità personale e la competenza che fa la differenza, non l'etichetta o il Master che uno ha.
La comunicazione, di cui la divulgazione scientifica fa parte, ha acquisito nel nostro tempo un vero e proprio potere, in grado di influenzare il potere politico e quello economico che alla fine guida il tutto. Ma ne è inevitabilmente a sua volta influenzata, e anche pesantemente, per cui nella piccola polemica che è in atto tra "divulgatori professionisti" verso "scienziati professionisti prestati alla divulgazione", di cui forse varrà la pena di parlare con qualche dettaglio, il ruolo che svolge la guerra per il potere, quello vero, non va sottovalutato.
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mercoledì 30 ottobre 2013
Ultimi Filoncini di Lariano
Questi sono gli ultimi Filoncini che chiamerò di Lariano, perché nonostante sia riuscito a fare un ottimo impasto con le farine giuste, nella cottura sono stato decisamente lontano dall'ottenere il tipo di pane, il Lariano, che volevo per lo meno imitare. Il problema principale ritengo sia il forno che ho. Un forno a gas di ampie dimensioni che riesce anche ad ottenere temperature massime maggiori dei normali forni elettrici, ma non ha "calore dall'alto", se non il grill che però è dimensionato per arrostire, non per cuocere, ed avendo una fonte di calore localizzata nella fiamma centrale, genera una forte asimmetria nella distribuzione di calore nel forno, per cui con il forno tenuto al massimo al centro il pane tende a bruciarsi, e la pietra refrattaria può solo attenuare il fenomeno, non eliminarlo.
Ho ottenuto un ottimo pane, molto morbido anche se con alveolatura moderata.
cosa ragionevole dato l'uso di farine sostanzialmente integrali e l'idratazione piuttosto media (65%). La crosta è risultata croccante ma meno spessa del desiderato, nonostante il tenere in fessura il forno per gli ultimi 5 minuti.
Sicuramente riuscirò a migliorarlo ancora, magari con un'idratazione un poco superiore, o con una cottura più prolungata, ma sicuramente non lo chiamerò più Pane di Lariano, che è proprio un'altra cosa anche se fatta con un impasto molto simile.
Ma cambiare il forno non rientra nei miei prossimi programmi.
Cambierò il nome del pane.
La ricetta completa, fotografata passo passo, si può trovare qui
Ho ottenuto un ottimo pane, molto morbido anche se con alveolatura moderata.
cosa ragionevole dato l'uso di farine sostanzialmente integrali e l'idratazione piuttosto media (65%). La crosta è risultata croccante ma meno spessa del desiderato, nonostante il tenere in fessura il forno per gli ultimi 5 minuti.
Sicuramente riuscirò a migliorarlo ancora, magari con un'idratazione un poco superiore, o con una cottura più prolungata, ma sicuramente non lo chiamerò più Pane di Lariano, che è proprio un'altra cosa anche se fatta con un impasto molto simile.
Ma cambiare il forno non rientra nei miei prossimi programmi.
Cambierò il nome del pane.
La ricetta completa, fotografata passo passo, si può trovare qui
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domenica 27 ottobre 2013
Il Festival della Scienza e il gruppo Dibattito Scienza
In occasione delle ultime elezioni si è formato un Gruppo Facebook chiamato Dibattito Scienza che aveva, e ha ancora, lo scopo di fare delle domande su argomenti scientifici ai candidati alle diverse elezioni, stimolarli a rispondere, pubblicare e discutere le risposte. Al di là dell'obbiettivo occasionale delle elezioni, la volontà del gruppo è ovviamente di sviluppare la consapevolezza dell'importanza della scienza nella politica della nostra società e stimolare i "decisori" a rimanere il più possibile agganciati ai suoi risultati senza debordare (troppo) nel populismo plebiscitario.
A parte le iniziative che hanno preceduto le elezioni, il gruppo non è ancora riuscito a darsi delle strategie chiare, limitandosi a rispondere agli attacchi, come quelli alla sperimentazione animale o all'approvazione della sperimentazione del cosidetto "Metodo Stamina".
Capire il perché di questa difficoltà nel prendere iniziative sta diventando il problema fondamentale, insieme alla necessità di superare i limiti di un gruppo di un Social Network, anche se è stato estremamente utile all'inizio.
Per questi obiettivi nell'ambito del Festival della Scienza di Genova, ora in corso, come supplemento di una conferenza di Gilberto Corbellini dal titolo Scienza, per un dibattito efficace, lucido e combattivo, si è svolto un dibattito condotto da Marco Cattaneo, Michele Luzzatto e Gilberto Corbellini che partendo proprio dall'esperienza del gruppo Dibattito Scienza si chiedeva cosa fare dopo.
Non ci sono state, nè ci potevano essere, delle decisioni operative, ma si sono notati diversi problemi di comunicazione anche tra i partecipanti al gruppo, e una mancanza di una presenza unitaria dell'istituzione scientifica nei riguardi di chi deve prendere le decisioni. Allargare la partecipazione, uniformare i linguaggi sono altri temi da sviluppare.
Come bonus personale, ho approfittato di questo incontro per fare diretta conoscenza di alcuni "amici virtuali" anche di antica data con cui non vi era mai stato un incontro diretto.
In particolare con Marco Cattaneo e Silvia Bencivelli, detta Sbenci.
A parte le iniziative che hanno preceduto le elezioni, il gruppo non è ancora riuscito a darsi delle strategie chiare, limitandosi a rispondere agli attacchi, come quelli alla sperimentazione animale o all'approvazione della sperimentazione del cosidetto "Metodo Stamina".
Capire il perché di questa difficoltà nel prendere iniziative sta diventando il problema fondamentale, insieme alla necessità di superare i limiti di un gruppo di un Social Network, anche se è stato estremamente utile all'inizio.
Per questi obiettivi nell'ambito del Festival della Scienza di Genova, ora in corso, come supplemento di una conferenza di Gilberto Corbellini dal titolo Scienza, per un dibattito efficace, lucido e combattivo, si è svolto un dibattito condotto da Marco Cattaneo, Michele Luzzatto e Gilberto Corbellini che partendo proprio dall'esperienza del gruppo Dibattito Scienza si chiedeva cosa fare dopo.
Non ci sono state, nè ci potevano essere, delle decisioni operative, ma si sono notati diversi problemi di comunicazione anche tra i partecipanti al gruppo, e una mancanza di una presenza unitaria dell'istituzione scientifica nei riguardi di chi deve prendere le decisioni. Allargare la partecipazione, uniformare i linguaggi sono altri temi da sviluppare.
Come bonus personale, ho approfittato di questo incontro per fare diretta conoscenza di alcuni "amici virtuali" anche di antica data con cui non vi era mai stato un incontro diretto.
In particolare con Marco Cattaneo e Silvia Bencivelli, detta Sbenci.
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Mister Rat-Man e la Matematica
Sono a Genova perché quest'anno voglio seguire con più attenzione e continuità il Festival della Scienza. Il primo evento a cui ho partecipato è stato questa conferenza: Comics and Science: da Rat-Man alla scienza. Conversazione con Roberto Natalini, Leo Ortolani e Andrea Piazzi.
Una anteprima della presentazione a Lucca Comics del libretto illustrato nella foto ed edito dal CNR in cui, con fumetti, interviste e saggi più o meno seri ci si diverte su alcune questioni di scienza, ed in particolare di matematica.
Due ore passate molto piacevolmente.
Una anteprima della presentazione a Lucca Comics del libretto illustrato nella foto ed edito dal CNR in cui, con fumetti, interviste e saggi più o meno seri ci si diverte su alcune questioni di scienza, ed in particolare di matematica.
Due ore passate molto piacevolmente.
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martedì 22 ottobre 2013
A proposito di Stamina: dieci domande alle Iene
Il mio blog può contare, nei momenti fortunati, un numero di lettori da prefisso telefonico, per cui quello che sto per fare potrebbe sembrare patetico.
Ma lo faccio lo stesso, perché ogni goccia può essere utile.
Questa è un'iniziativa nata in un Gruppo Facebook: Dibattito Scienza, che già si era fatto sentire alle ultime elezioni. E' un post collettivo, fatto contemporaneamente da diversi blogger che sono famosi divulgatori scientifici, a diverso titolo.
Io copio-incollo la versione di Marco Cattaneo, Direttore della rivista Le Scienze e che si trova in originale qui.
Ma lo faccio lo stesso, perché ogni goccia può essere utile.
Questa è un'iniziativa nata in un Gruppo Facebook: Dibattito Scienza, che già si era fatto sentire alle ultime elezioni. E' un post collettivo, fatto contemporaneamente da diversi blogger che sono famosi divulgatori scientifici, a diverso titolo.
Io copio-incollo la versione di Marco Cattaneo, Direttore della rivista Le Scienze e che si trova in originale qui.
Dal 17 febbraio scorso, la trasmissione televisiva Le Iene
ha contribuito con numerosi servizi di Giulio Golia a portare sotto i
riflettori il caso Stamina, mostrando alcuni piccoli pazienti sottoposti
al trattamento, mettendo in evidenza la sofferenza delle famiglie e
sollevando ripetutamente la questione della somministrazione di cure
compassionevoli. Tutto questo anche dopo le critiche di gran parte della
comunità scientifica, dopo le accuse di frode scientifica emerse da un
articolo di «Nature» sulla questione relativa alle domande di brevetto,
dopo il pronunciamento del comitato istituito dal Ministero della Salute
e la cancellazione della sperimentazione annunciata dallo stesso
ministro Beatrice Lorenzin.
Per tutte queste ragioni, e perché ci sono ancora molti punti oscuri in tutta la vicenda, con un gruppo di blogger e giornalisti scientifici abbiamo avvertito il bisogno di porre alcune domande all’autore dei servizi e alla redazione della trasmissione. (Alla stesura di queste domande hanno contribuito Alice Pace, Silvia Bencivelli, Salvo Di Grazia, Emanuele Menietti, Antonio Scalari e il sottoscritto. Un grazie per i suggerimenti a Letizia Gabaglio.)
1. Perché voi delle Iene non spingete Davide Vannoni a rendere pubblico il metodo Stamina? Se è davvero così efficace, non pensa sia giusto dare la possibilità a tutti i medici e pazienti di adottarlo?
2. Nei suoi servizi per Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. Dopo otto mesi e quasi 20 puntate, perché non ha mai coinvolto le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, invitandole a mostrare i benefici del metodo stamina?
3. Perché non ha mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che, sebbene colpiti dalla stessa sofferenza, non richiedono il trattamento Stamina e anzi sono critici sulla sua adozione?
4. Nel primo servizio su Stamina lei dice che Vannoni prova a curare con le staminali casi disperati «con un metodo messo a punto dal suo gruppo di ricerca». Di quale gruppo di ricerca parla? Di quale metodo?
5. La Sma1 non sarebbe rientrata nella sperimentazione nemmeno se il Comitato l’avesse autorizzata, perché lo stesso Vannoni l’ha esclusa, ritenendola troppo difficile da valutare in un anno e mezzo di studi clinici. Come mai continua a utilizzare i bambini colpiti da questa patologia come bandiera per la conquista delle cure compassionevoli?
6. Perché non ha approfondito la notizia delle indagini condotte dalla procura di Torino su 12 persone, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere?
7. Perché non ha mai interpellato nemmeno uno dei pazienti elencati nelle indagini della procura di Torino?
8. Perché ha omesso ogni riferimento alle accuse di frode scientifica da parte della comunità scientifica a Vannoni, al dibattito attorno alle domande di brevetto e alle controversie che hanno portato a un ritardo nella consegna dei protocolli per la sperimentazione?
9. In trasmissione lei fa riferimento alle cure compassionevoli, regolamentate dal Decreto Turco-Fazio. Perché non ha spiegato che il decreto prevede l’applicazione purché «siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali»?
10. Se il metodo Stamina si dimostrasse inefficace, che cosa si sentirebbe di dire alle famiglie dei pazienti e all’opinione pubblica?
Vediamo se, e cosa, sono capaci di rispondere...
Per tutte queste ragioni, e perché ci sono ancora molti punti oscuri in tutta la vicenda, con un gruppo di blogger e giornalisti scientifici abbiamo avvertito il bisogno di porre alcune domande all’autore dei servizi e alla redazione della trasmissione. (Alla stesura di queste domande hanno contribuito Alice Pace, Silvia Bencivelli, Salvo Di Grazia, Emanuele Menietti, Antonio Scalari e il sottoscritto. Un grazie per i suggerimenti a Letizia Gabaglio.)
1. Perché voi delle Iene non spingete Davide Vannoni a rendere pubblico il metodo Stamina? Se è davvero così efficace, non pensa sia giusto dare la possibilità a tutti i medici e pazienti di adottarlo?
2. Nei suoi servizi per Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. Dopo otto mesi e quasi 20 puntate, perché non ha mai coinvolto le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, invitandole a mostrare i benefici del metodo stamina?
3. Perché non ha mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che, sebbene colpiti dalla stessa sofferenza, non richiedono il trattamento Stamina e anzi sono critici sulla sua adozione?
4. Nel primo servizio su Stamina lei dice che Vannoni prova a curare con le staminali casi disperati «con un metodo messo a punto dal suo gruppo di ricerca». Di quale gruppo di ricerca parla? Di quale metodo?
5. La Sma1 non sarebbe rientrata nella sperimentazione nemmeno se il Comitato l’avesse autorizzata, perché lo stesso Vannoni l’ha esclusa, ritenendola troppo difficile da valutare in un anno e mezzo di studi clinici. Come mai continua a utilizzare i bambini colpiti da questa patologia come bandiera per la conquista delle cure compassionevoli?
6. Perché non ha approfondito la notizia delle indagini condotte dalla procura di Torino su 12 persone, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere?
7. Perché non ha mai interpellato nemmeno uno dei pazienti elencati nelle indagini della procura di Torino?
8. Perché ha omesso ogni riferimento alle accuse di frode scientifica da parte della comunità scientifica a Vannoni, al dibattito attorno alle domande di brevetto e alle controversie che hanno portato a un ritardo nella consegna dei protocolli per la sperimentazione?
9. In trasmissione lei fa riferimento alle cure compassionevoli, regolamentate dal Decreto Turco-Fazio. Perché non ha spiegato che il decreto prevede l’applicazione purché «siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali»?
10. Se il metodo Stamina si dimostrasse inefficace, che cosa si sentirebbe di dire alle famiglie dei pazienti e all’opinione pubblica?
Vediamo se, e cosa, sono capaci di rispondere...
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sabato 19 ottobre 2013
Benvenuti nel mondo degli autopubblicati
Con questo post voglio solo introdurre il
tema e fare qualche considerazione derivata dalla mia esperienza di questi
anni. Su questo argomento ci sono ampie discussioni in rete, e mi guardo bene
dal volerle riassumere qui, né al momento voglio prendere una esplicita
posizione sul problema, a parte per le esperienze personali che illustrerò. E’
certo un tema su cui penso di ritornare.
Da diversi anni in campo internazionale, e
più di recente anche in Italia, si sta diffondendo l’uso dei libri elettronici,
gli ebook. La loro diffusione, inizialmente molto temuta dagli editori
tradizionali di libri di carta, non ha invece comportato una proporzionale
riduzione della vendita di questi ultimi, risultando alla fine in un incremento
delle vendite totali. Questo concetto non è stato ancora capito dagli editori
italiani, che si sono arroccati in una difesa ad oltranza, boicottando gli
ebook in ogni modo, ad incominciare dal prezzo di vendita, di poco inferiore al
cartaceo e spesso superiore, in presenza di particolari campagne di sconti. Ma
non è questo l’argomento di questo post, anche se meriterebbe una discussione
approfondita.
La nascita di questa tecnologia e il
contemporaneo sviluppo delle librerie on-line, naturalmente attrezzate per la
loro vendita, ha ovviamente comportato, in poco tempo, l’apparizione di libri
editi esclusivamente in formato elettronico. A parte piccoli problemi di
formato, soprattutto per la volontà di Amazon di mantenere ad ogni costo un
formato proprietario per tutti gli ebook venduti sulla sua piattaforma, e la
frequente presenza, ossessiva in Italia, dei cosiddetti Digital Rights
Management (DRM), cioè una limitazione inserita nel file digitale per impedirne la
diffusione, analogo al fallimentare controllo di riproduzione per i CD
musicali, la diffusione degli ebook è stata travolgente.
Poiché la produzione di un ebook è tutto
sommato semplice, ad iniziare dagli Stati Uniti si sono incominciati a
moltiplicare degli autori che hanno completamente saltato il passaggio da un
Editore ufficiale, mettendo direttamente in vendita il proprio ebook su delle
librerie on-line disposte ad ospitarli in cambio di una percentuale del prezzo.
Non stiamo parlando di piccoli siti sconosciuti, ma di Amazon stessa che è stata
proprio l’iniziatrice di tutta la faccenda. Il vantaggio da parte dello
scrittore è un guadagno decisamente maggiore, anche in presenza di un prezzo di
vendita molto minore del cartaceo, per l’alta percentuale sul prezzo stesso e
la possibilità, nei casi più fortunati, di grossi volumi di vendita.
Non voglio qui entrare nella discussione
su vantaggi o svantaggi di questa scelta per lo scrittore, perché il tema è
complesso, ma voglio velocemente invece arrivare al punto che mi interessa di
più ora, e cioè il significato di questo nuovo fenomeno per il lettore,
specialmente il lettore italiano di letteratura fantastica.
Il primo vantaggio per il lettore è
sicuramente il prezzo, perché il costo delle opere autopubblicate è normalmente
molto basso, e spesso sono distribuiti inizialmente del tutto gratis.
Il primo svantaggio è ovviamente che si
tratta di opere praticamente “scritte come vengono” con scarso o nullo lavoro
di editing, di prelettura da parte di terzi e revisione assistita. Strafalcioni
grammaticali e refusi vari sono la norma. Ma è uno svantaggio piuttosto
limitato, perché ormai anche le maggiori Case Editrici hanno ridotto al minimo,
e spesso annullato del tutto, l’editing professionale sulle opere pubblicate.
Spesso si trovano refusi che anche un semplice correttore automatico avrebbe
dovuto segnalare.
C’è però un altro svantaggio che deve
essere preso in considerazione: è ben noto che in Italia ci sono più
(aspiranti) scrittori che lettori, e la possibilità di eliminare il filtro
rappresentato dalle scelte delle Case Editrici ha di fatto trasformato quella
che era solo un’aspirazione in una realtà concreta.
In prima approssimazione non vi è stato un
peggioramento qualitativo, e mi riferisco solo al settore del fantastico,
perché ultimamente le scelte editoriali erano state di puntare ad un pubblico
di lettori casuali, facilmente influenzabile da mode e belle copertine,
dall’età sempre minore degli pseudo-scrittori di turno, ma la valanga di ebook
di fantascienza, horror, fantasy, urban romance (i vampiri brilluccicosi) etc è
tale che è addirittura impossibile seguirne l’apparizione, non dico leggerli.
Se volete un’idea dei numeri in questione
date un’occhiata a questa recente pagina FaceBook dove da pochissimi giorni si
presentano con le loro opere autori italiani del genere fantastico. Almeno
quelli che hanno saputo dell’iniziativa.
Schiacciati dal numero esorbitante,
diventa difficile scegliere, perché per fortuna tra questi c’è anche chi sa
scrivere, chi ha delle belle idee, chi sa sviluppare delle storie… e qualche
volta chi sa fare tutte e tre le cose…
Prima di aver fatto una ragionevole
esperienza, aver potuto selezionare qualche autore che merita, bisogna
inevitabilmente leggere delle grandi stupidaggini, il più delle volte scritte
male, senza alcuna competenza stilistica, e questa ricerca, anche se non costa
molti soldi, costa però un mucchio di tempo, che deve essere tolto a quello
dedicato a leggere degli ottimi romanzi pubblicati da case editrici estere, ben
selezionati, con un editing professionale e anche molto divertenti.
Per fare due esempi, ero stato
piacevolmente sorpreso da New Babel di Laura Schirru, un ebook distribuito
gratuitamente, da alcuni racconti di Alessandro Girola, di cui non ho ancora
parlato, ma succede anche di incontrare cose come il recente Epopea dellaColonizzazione – Fase Uno di F. V. Ottavian (credo uno pseudonimo) che dovrebbe
essere il primo di una serie ma dimostra solo l’incapacità dell’autore a
narrare decentemente una storia.
Per riassumere il discorso, se l’autopubblicazione
ha permesso a molti autori di superare i limiti spesso corporativi se non
nepotistici delle Case Editrici ufficiali, in Italia la loro massa è tale che
trovare le poche perle nel montone di rifiuti è davvero problematico.
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